Questioni di scala

Ho deciso di fare il pompiere.

Solitamente è prerogativa degli elefanti, e lo sappiamo bene tutti e non ci azzardiamo a mettere in discussione la cosa anche perchè nascono già col tubo ed è super comodo. Però non è che adesso lo possono fare solo loro perchè sta cosa sta diventando fastidiosa e poi si uniscono in gruppi e c’è un clima snob nell’aria che mi piace poco.

Per dire, io sono sicura che almeno una volta da quando siamo vivi sarà capitato che un elefante abbia avuto aspirazioni altre che non fossero spegnere gli incendi. Di cose del genere non se ne può parlare, e mamma si arrabbia quando le dico che voglio essere un pompiere ma lei dice no che devo fare il miele. E nemmeno mi piace il miele e mi sa che sono pure allergica. mi riempio di puntini rossi e mi si gonfia la gola, poi si appiccica ovunque e per un assaggio poi devi andarti a far la doccia. Non ha senso.

Le giraffe non fanno i pompieri ma è come se fosse una sottocategoria dei pompieri, perchè fanno da scivolo ai gatti scemi che si sono arrampicati troppo in alto e ovviamente poi non sanno scendere e quindi arriva la giraffa e risolve il problema. Il costo non è basso, ed è giusto, perchè se sei un gatto stupido e fai il gatto stupido, ti salviamo ma devi pagare salata la tua stupidità.

Non fossi così piccolina sarebbe bello fare la giraffa. Prossima vita magari. Per quanto riguarda invece il fare il pompiere, sto cercando di capire che documenti inviare e che requisiti servano per accedere alla Scuola, e già lo so che sarà un inferno. Gli elefanti sono tanto sbruffoni, tanto, ma davvero tanto. E sono enormi. Ed io no. Io sono piccola quanto una loro pupilla.

Però ho ragionato che non ha senso voler fare esattamente quello che fanno loro, anche perchè non riuscirei mai a sollevare un tubo d’acqua, e lo so perchè c’ho provato e mi sono fatta anche male e ho pianto parecchio perchè io il miele non lo voglio fare e voglio spegnere gli incendi e mamma dice che sono illusa e però sottosotto lo so che anche lei non è tanto contenta di fare il miele. Ho trovato delle riviste di falegnameria nascoste tra i libri che ha in cucina, e nella terra dei vasi erano nascosti serracco pialla e lima. Magari il discorso lo tiro fuori quando non c’è papà che sennò si arrabbia, ma secondo me anche la mamma voleva fare qualcosa che poi non è riuscita a fare.E vorrei chiederle così almeno smette di criticarmi.

Tutti quanti qui guardano al grande e grosso e aiuto la casa dell’orso va a fuoco e accidenti l’aquila ha lasciato il mozzicone di sigaretta acceso tra le lenzuola e solfe del genere ma nessuno che pensi alle formiche. o alle cavallette. o tutti quelli che vivono nel sottobosco in case dignitose tanto quanto la casa dell’orso. Solo più piccole.

Le esigenze in scala non vengono proprio considerate. Se la casa di Marzia, la cimice che vive sotto la panetteria, andasse a fuoco, basta che passi uno a caso che pesta dove vede piccole fiammette e fine. Casa distrutta e magari c’era pure Marzia dentro. E a nessuno sarebbe importato più di tanto.

Io voglio essere un pompiere per salvare Marzia. non necessariamente lei nello specifico, è un esempio, e comunque schiacciare Marzia sarebbe la scelta peggiore perchè poi puzza da cimice e alla panetteria non so quanto converrebbe. C’è anche Luca, il moscerino che abita la mela incastrata nel tombino. Se dovesse aver bisogno di aiuto che la mela diventa troppo secca, nessuno se lo filerebbe. E addio Luca. Magari arriva il procione e la butta nel cestino, tanto ligio com’è. E nel cestino ci finisce anche Luca.

Guardano così allargato che le cose belle del singolo pezzetto se le perdono.

Dopo provo a parlare ancora con mamma.

 

Annunci

Sfocato

pensavo alla miopia. Col fatto  che mi rifiuto di portare gli occhiali al di fuori del tavolo da studio, molto di quanto ho attorno me lo perdo perchè, semplicemente, non lo vedo. Ad essere precisi, dovrei dire che lo vedo sfocato. Ma oltre una certa distanza, non saprei distinguere mia madre da una fontana.

Compensazione. Come le impronte digitali, non c’è persona che cammini o si muova come un’altra. E spesso il modo di camminare, come il linguagio del corpo in senso più ampio, fanno parte delle caratteristiche che recepiamo a livello inconscio di una persona, e che poi contribuiscono a farne un ritratto quando ce la facciamo tornare alla mente. Nulla di definito nello specifico, piuttosto un insieme di caratteristiche e sensazioni che racchiudi dicendo è lui! E per me, il modo di camminare dice tanto. Dice molto più di quello che la persona spesso vorrebbe far trapelare. E non per fare la pretenziosa, ma facci caso e dimmi se non è vero.

E nel corso del tempo, questo è un aspetto su cui mi sono focalizzata in maniera quasi maniacale, ed è così che posso non ricordare il viso ma la camminata non c’è pericolo che la confonda. E’ una compensazione sensoriale che ho sempre trovato molto diventente. Potrei decidermi a mettermi gli occhiali quando vado in giro, vero, ma alla fine, di tante cose che si guardano, quante effettivamente si vedono davvero. Quindi, tanto vale concentrarsi quando davvero lo si vuole

Messa a fuoco selettiva. E’ comodo non vedere perchè effettivamente non vedi e non è una scusa. Ma, e forse con la miopìa ha poco a che vedere,  puoi crearti un raggio d’azione al di fuori del quale non hai mesa a fuoco. Utilissimo quando non vuoi vedere persone sgradevoli e sgradite. Grande respiro, sfocatura selettiva, e diventa tutto più semplice.

Rifiuto. Ti è mai capitato di volere così bene ad una persona, persona che però bene non se ne vuole, e pensare disperatamente se solo fosse possibile, ti darei i miei occhi, così che almeno per una volta tu possa vedere cosa io vedo quando ti guardo ? Questo ha a che vedere con una messa a fuoco di ciò che è dentro, qui credo serva più un cambio pelle che un paio di occhiali. Ma a parlare di pelle si parla di vita, e oggi mi rifiuto.

passa la cera, togli la cera

non so chi sei nè che faccia hai, ma ti auguro di diventare grandiosa. Glielo vorrei dire, ma credo mi guarderebbe stranita, e come darle torto.

Quest’estate c’erano due ragazze che si allenavano a fare scatti di corsa, la partenza, la falcata e tutto il resto. Una delle due ancora lo fa. Ed è surreale, quasi una bolla fuori dalla realtà vedere questa sagoma che corre avanti e indietro ripetendo all’infinito la stessa sequenza di movimenti, entri in casa, fai le tue cose, scosti la tenda e lei è ancora giù che corre. Col passare del tempo si è perfezionata, la partenza è più pulita e la falcata più precisa. Come il passa la cera, togli la cera del film Karate Kid.

Un’automatismo che la renderà superba.

 

 

 

Memorie di una Kombucha

 

La Kombucha è augurio di lunga vita.  Leggenda vuole che non vada mai venduta bensì solo regalata, perchè sennò la Kombucha “sente” che il sentimento del gesto non è limpido e va in aceto più di quanto dovrebbe e, invece di apportare benefici, la bevanda sarà inutile e di sapore pessimo.

Invece dei fiori, regalate sfoglie di Kombucha!

La coltura contiene una simbiosi di Acetobacter (batteri che producono acido acetico) e lievito, soprattutto Brettanomyces bruxellensis, Candida stellata, Schizosaccharomyces pombe, Torulaspora delbrueckii e Zygosaccharomyces bailii. La coltura è simile a una grande frittella di colore chiaro e spesso viene chiamato fungo, o con l’acronimo SCOBY (“Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast”, colonia simbiotica di batteri e lievito), mentre il termine tecnico è zoogleal mat.

Io l’ho sempre associata a tanti pancakes un sopra l’altro. Cosina estremamente simpatica, dico sul serio!

La bevanda ha un sapore inaspettato, acidulo, frizzante e anche un po’ acetato. L’intensità dipende da quanto si lascia fermentare il tè ovviamente, ma ricordo le prime volte che l’ho assaggiata, e non è stato proprio il massimo. Un po’ come lo zenzero, che le prime volte strizzi gli occhi e fai smorfie strane, però non ti dispiace troppo anche se non ti piace ma gli dai una possibilità e finisce che dopo una settimana ti piace così tanto che lo mastichi a pezzi. Lacrimoni ma tieni duro perchè è così buono. Qualcosa del genere.

Nonostante il contenitore lo chiudessi con una doppia garza a trama fitta, d’estate ho dovuto togliere il pancakes in cima perchè dei moscerini erano riusciti ad entrare, probabilmente attratti dal clima zuccherino nel contenitore, e vi avevano deposto le uova. E poi c’è stata un’invasione nel tempo di una notte, e non c’era più nulla di salvabile. Tristezza.

 

Into the Forest

12241735_10207845956848129_7858871963125486879_n.jpg

Sixsmith, salgo i gradini dello Scott Monument ogni mattina, e tutto diventa chiaro.
Vorrei poterti fare vedere tutta questa luminosità. Non preoccuparti, va tutto bene, va tutto così perfettamente maledettamente bene.

Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare.

In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione.
La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso.

– Cloud Atlas –

Casca la Terra

non ho mai capito fino in fondo dove sia il confine tra perdersi nell’ipnosi di una ripetitività o se invece a farti perdere sia quella storia che alla fine ti si apre un baratro nel cuore, apri le braccia dici sia quel che sia e lasci che le sensazioni ti entrino nel sangue e vediamo come va a finire. Il confine tra pomposa arroganza e disarmato attimo di contatto col creato, quanto sottile è?

Tutti. dicono basti un pensiero, quello giusto,  a salvarti la vita e sei fregato se quel pensiero lo fai, perchè poi non puoi tornare indietro. O sei coerente, o vivi di merda. Il re è nudo e tu sei nudo. Festa grande insomma.

Giù. ci vuole silenzio per perdersi e ci vuole silenzio per respirare. E poi non è neanche detto che uno voglia tornare, perchè magari ti piace dove sei finito e va bene così. O forse è difficile. Dipende sempre da cosa uno vuole alla fine no? Cosa vuoi? potrebbe essere una di quelle domande salvavita. Come anche sei felice? dove vuoi andare? ti amo? perchè ho paura? che mangiamo per cena? Per avere la risposta ti devi proprio tirare fuori a forza l’anima dalla pelle mentre lei scalcia e punta i piedi per restare lì dov’è, altezzosa e fiera, terrore puro. Ti si afferra alle ossa mentre cerchi di buttarla fuori, tipo i gatti quando li devi infilare in vasca da bagno. uguale. due chiacchiere una volta tanto le facciamo o se vuoi stare ancora na volta a contrattare con i casi della vita vedi tu. Tutto sto casino per una domanda che se ha cinque parole è tanto. Beffa esagerata a mio avviso.

Per. se lo guardo, diventa mio. ha senso no? tu non lo guardi, io sì, quindi è mio. Tu magari stavi guardando un sasso, e va bene il sasso te lo regalo ma poi potrebbe diventare mio, anche se adesso è tuo ma facciamo che te lo presto perchè già gli voglio bene anche se l’avevi visto prima tu però sicuramente gli voglio più bene io e voglio anche già bene a quel rametto aspetta che vado dal rametto, ciao rametto. Tempeste sopra tempeste sotto, calma giù calma sù morte giù morte sù. Chissà come si sente la linea di confine tra cielo e mare.

Terra. piccoli momenti di grazia quasi mistica, poi vedi un gabbiano che caga e cade la poesia. E se un gabbiano caga, che tu sia giù o sù torna ad avere importanza. Ed ovviamente è colpa del gabbiano.